MEDITAZIONE, SILENZIO, PRESENZA MENTALE #2


Meditazione seduta

Sedere in meditazione è come ritornare a casa per dare piena attenzione al nostro sé e prendercene cura.Possiamo irradiare pace e stabilità proprio come il Buddha nelle molte immagini che lo ritraggono. Sediamo in posizione eretta con grande dignità e ritorniamo al nostro respiro. Portiamo piena attenzione a ciò che è in noi e a ciò che ci circonda. Lasciamo che si crei spazio nella nostra mente e che il nostro cuore diventi leggero e tranquillo.

La meditazione seduta è di enorme beneficio. Ci accorgiamo che possiamo tranquillamente stare con ciò che è in noi – dolore, rabbia, irritazione, o gioia, amore e pace. Stiamo con quello che c’è senza esserne trasportati via. Lo lasciamo venire, lo lasciamo rimanere e, poi, lo lasciamo andare. Non c’è alcun bisogno di scacciare, di reprimere o di fare finta che i nostri pensieri non ci siano. Osserviamo i pensieri e le immagini della nostra mente con occhio amorevole e con accettazione. Abbiamo la libertà di starcene fermi e calmi nonostante le tempeste che possono sorgere in noi.

Se durante la seduta le gambe o i piedi si addormentano, sentiti libero di modificare dolcemente la posizione. Puoi continuare a seguire il respiro e, lentamente e con attenzione, cambiare posizione. Che tu sia seduta su un cuscino, un panchetto, una sedia, o direttamente sul pavimento, siedi in modo da stare comodo. Cerca, senza sforzarti troppo, di tenere la schiena diritta, in modo che l’aria possa entrare e uscire con facilità dai polmoni e dal diaframma. Se possibile, inspira ed espira attraverso le narici, respirando in modo dolce e impercettibile.



Meditazione camminata


La meditazione camminata è una meditazione che si fa camminando. Camminiamo lentamente, in modo rilassato, con un lieve sorriso sulla labbra. Quando pratichiamo in questo modo ci sentiamo del tutto a nostro agio; i nostri sono i passi della persona più sicura del mondo. “Meditazione camminata” significa godere davvero di camminare: camminare non per arrivare, ma solo per camminare, per stare nel momento presente godendosi ogni passo. Per questo occorre scuotersi via tutte le preoccupazioni e le ansie, non pensare al futuro, non pensare al passato, limitarsi a godere il momento presente. Lo può fare chiunque; ci vuole solo un pò di tempo, un pò di consapevolezza e la voglia di essere felici. Nella vita camminiamo di continuo, ma di solito è come se corressimo; i nostri passi affrettati stampano ansia e dispiacere sulla superficie della terra. Se però riusciamo a fare un solo passo in pace, allora possiamo farne due, tre quattro e poi cinque, per la pace e la felicità del genere umano. La nostra mente sfreccia da una cosa all’altra come una scimmia che si lancia da un ramo all’altro senza mai fermarsi a riposare. I pensieri hanno milioni di percorsi e ci trascinano sempre con loro nel mondo della distrazione e della dimenticanza. Se riusciamo a trasformare il sentiero su cui camminiamo in un campo di meditazione, i nostri piedi faranno ogni singolo passo in piena consapevolezza, il respiro si armonizzerà con i passi, la mente si troverà spontanamente a proprio agio. Ogni passo rafforza in noi la pace e la gioia e fa fluire una corrente di quieta energia; è allora che possiamo dire davvero: “A ogni passo, soffia una brezza delicata”. Camminando pratica la consapevolezza del respiro con il sistema del conteggio dei passi: presta attenzione a ogni respiro e al numero dei passi che fai mentre inspiri e mentre espiri. Se fai tre passi durante l’inspirazione, dirai a te stesso: “Dentro, dentro, dentro.” Quando espiri, se fai tre passi dirai:”Fuori, fuori, fuori.” Non cercare di controllare la respirazione ma lascia che i polmoni abbiano tutto il tempo e tutta l’aria di cui hanno bisogno. Una parola per ogni passo. La chiave di tutto è la consapevolezza.

Tratto da: “Camminando con il Buddha” di Thich Nhat Hanh



Meditazione sulla dimensione storica

La dimensione storica è quella in cui si viene e si va, si nasce e si muore. Entrare in contatto con la dimensione storica ci spaventa: abbiamo paura perchè non comprendiamo ancora che nascita e morte non sono reali. Il Buddha ha detto “Tutto ciò che è nato deve morire”: se c’è nascita ci deve essere anche morte”. A quanto pare nella dimensione storica le cose stanno così. Per far fronte alla nostra paura ci è utile dare un po’ di stabilità alla mente per mezzo della meditazione e della contemplazione. All’inizio è più facile praticare quando siamo guidati. Il respiro è il veicolo su cui viaggia la concentrazione, perchè dirige la tua mente all’oggetto della meditazione che hai scelto. Si comincia con la consapevolezza del respiro, così più tardi, quando abbiamo bisogno di praticare la contemplazione, siamo in grado di dirigere la mente. Cerchiamo di dirigere la mente verso il riconoscimento della realtà. C’è una sorta di preghiera che si recita tutti i giorni nei monasteri buddhisiti: “Inspirando ed espirando sono consapevole del fatto che morire è nella mia natura. Non posso sfuggire alla morte. Invecchiare è nella mia natura; non posso sfuggire alla vecchiaia. Ammalarmi è nella mia natura; poiché ho un corpo, non posso sfuggire alla malattia. Un giorno dovrò abbandonare tutto ciò che oggi mi è caro, a cui tengo e che considero prezioso. L’unica cosa che posso portare con me è il frutto delle mie azioni. Non posso portare con me nulla, eccetto il frutto delle mie azioni in termini di pensieri, parole e azioni fisiche. Dobbiamo riconoscere questa realtà con un sorriso. Questa è la pratica di affrontare le nostre paure. In noi c’è sempre qualche paura: la paura di invecchiare, la paura di ammalarci, la paura di morire, la paura di essere abbandonati dai nostri cari; è molto umano avere paura e preoccuparci di queste cose. Il Buddha non ci ha consigliato di reprimere queste paure, ma di invitarle al livello superiore della coscienza, di riconoscerle e sorridere loro. Ogni volta che inviti le tue paure a salire a livello cosciente, ogni volta che le riconosci e che sorridi loro, esse perdono un po’ della loro forza; quando ritornano nella profondità della tua coscienza lo fanno come semi più piccoli. Ecco perchè questa pratica andrebbe fatta tutti i giorni, specie quando vi sentite mentalmente e fisicamente in forma.


Esercizio per aiutarci a guardare a fondo e a guarire le nostre paure.

Inspirando sono consapevole dell’inspirazione.

Espirando sono consapevole dell’espirazione.

Inspirando sono consapevole  di invecchiare.

Espirando, so di non poter sfuggire alla vecchiaia.

Inspirando sono consapevole di essere per natura soggetto alla malattia.

Espirando so di non poter sfuggire alla malattia.

Inspirando so che morirò.

Espirando so di non poter sfuggire alla morte.

Inspirando so che un giorno dovrò abbandonare tutto ciò che amo e che mi è caro.

Espirando so di non poter sfuggire alla perdita di ciò che mi è caro.

Inspirando so che le sole cose che possiedo davvero sono le mie azioni fisiche, verbali e mentali.

Espirando so di non poter sfuggire alle conseguenze delle mie azioni.

Inspirando decido di vivere i miei giorni in piena consapevolezza.

Espirando vedo la gioia e i benefici di vivere nel momento presente.

Inspirando faccio voto di dare gioia ogni giorno alle persone che amo.

Espirando faccio voto di alleviare il dolore delle persone che amo.

Tratto da: “Il segreto della pace” diThich Nhat Hanh


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